2012 21/12

Guida alla Fotografia: Tempo di Esposizione, Apertura e ISO

Guida alla fotografia: tempo di esposizione, apertura e isoL’ultima volta ci siamo lasciati parlando di fotografia digitale. Abbiamo visto le basi della modalità automatica (e delle sue principali varianti) e le differenze tra fotografie JPEG e RAW. Ma le cose fondamentali da conoscere non sono ancora finite. O, meglio, se vogliamo solo scattare senza troppe preoccupazioni possiamo anche accontentarci. Se però, come immagino, voi come me volete imparare veramente a fotografare c’è ancora un lungo cammino da percorrere. E la tappa di oggi ci porta ad affrontar una trinità fondamentale: il tempo di esposizione, l’ISO e l’apertura. Temi trattati da una miriade di siti ma non per questo meno importanti. Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio.

Numeri, numeri, numeri…

Immagine generica che apre la guida alla fotografia

E l’inizio non può che essere un avvertimento: non state per leggere un articolo specialistico nel senso stretto del termine. Più che andare a sviscerare i mille aspetti di questo trio vorrei concentrarmi sui concetti generali. Quelli che ci permetteranno di cominciare subito a fotografare con un minimo di competenza e di affinare la teoria con la pratica. Per le questioni più fini avremo tempo in futuro.

Iniziamo col dire che quando si parla di tempo di esposizione, velocità di otturazione, tempo di otturazione e tempo di scatto ci stiamo riferendo alla stessa cosa ovvero al tempo durante il quale l’otturatore della macchina fotografica rimane aperto per permettere alla luce di raggiungere la pellicola o il sensore se si tratta di fotocamere digitali.

Per semplificare le cose affrontiamo il tempo di esposizione e l’apertura assieme. E cominciamo dalle unità di misura. Sì, proprio come in fisica e in tutte le scienze quando parliamo di fotografia dobbiamo fare riferimento ai numeri per poter comunicare gli uni con gli altri. E per trasmettere le nostre esperienze, e per spendere i nostri soldi nell’acquisto di una fotocamera sapendo cosa stiamo comprando. E così via.

Quindi, qual’è l’unità di misura da utilizzare con la velocità dello scatto? Bé, in frazioni di secondo. Così abbiamo 1/50, ovvero un cinquantesimo di secondo, oppure 1/200 (che significa un duecentesimo di secondo). E se vi ricordate un po’ di matematica vedrete subito che 1/50 è un periodo di tempo più lungo di 1/200. Ma, attenzione, anche se 1/50 è maggiore di 1/200 quando parliamo di “velocità dell’otturatore più alta” ci riferiamo a 1/200. Cioè alla frazione che indica il più veloce.

Anche l’apertura è misurata in frazioni. E per semplificarci la vita in questo caso più piccolo è il numero più grande è l’apertura dell’otturatore. Così, per capirci, f/1.4 è un’apertura molto grande mentre, al contrario, f/22 è veramente piccola. Tutto chiaro?

Il secchio di luce

Immagine di un secchio usato come esempio nel paragrafo successivo

Se rispondete di sì o siete dei geni o non siete assolutamente alle primissime armi. O avete un animo profondamente matematico. Ma la maggior parte probabilmente si starà chiedendo che vuol dire tutto questo. Bé, possiamo dare un senso a tutto questo usando una metafora classica.

Allora, immaginate un secchio. Ma non un secchio normale, un secchio con un foro regolabile. Un rubinetto? Sì, più o meno, solo che in questo caso allarghiamo proprio il buco, o lo stringiamo secondo la nostra volontà. E attraverso questo foro facciamo entrare l’acqua. Penso sia abbastanza di senso comune quanto tempo ci impieghiamo a riempire il secchio. Più è piccolo il foro più tempo ci vorrà per riempire il secchio. E, al contrario, più allarghiamo il buco meno tempo occorrerà per riempire il contenitore. Facile, no?

Ora spostiamo questa situazione nel mondo della fotografia. Il buco nel secchio è l’apertura dell’otturatore, la quantità di tempo in cui teniamo aperto il foro è la velocità dell’otturatore stesso.

Ma c’è una piccola differenza. Piccola ma significativa: nel nostro esempio non cambia la quantità di acqua ma nel mondo reale ci possiamo trovare in situazioni con più o meno luce. Se abbiamo poca luce allora dobbiamo aprire il foro (alias l’otturatore) il più possibile per non perderne nemmeno una goccia. O dobbiamo rassegnarci ad aumentare la durata dell’apertura stessa (la velocità dell’otturatore) per poter riempire il secchio. E se c’è molta luce? Bé, dobbiamo tenere il foro stretto e per poco tempo per evitare di fare trasbordare l’acqua.

In questo esempio, meglio dirlo anche se può apparire scontato, il secchio pieno rappresenta una fotografia esposta correttamente. Di conseguenza un secchio mezzo vuoto è un’immagine sottoesposta, un secchio troppo pieno è una foto sovraesposta.

Possiamo sintetizzare il tutto con una regola semplice: se c’è un sacco di luce abbiamo bisogno di tempi di posa più veloci e di aperture più piccole. E con luce scarsa dobbiamo aumentare la quantità di tempo di esposizione e ingrandire l’apertura. Oppure, tornando ai numeri, molti fotografi usano uno schema come quello qui sotto per avere un’indicazione di massima.

Schema dei valori corrispondenti della velocità di esposizione e dell'apertura

Ma questa progressione non è niente di più che un suggerimento. Le condizioni ambientali sono spesso molto diverse e raramente troveremo una situazione ottimale all’aperto. E solo l’esperienza, e molte brutte foto, ci possono insegnare quale rapporto è meglio utilizzare nelle più disparate situazioni. Quindi, provate. Uscite e andate a fare un po’ di esperimenti. E, mi raccomando, tenete d’occhio cosa cambia da una foto all’altra al mutare dell’apertura o dei tempi di esposizione.

ISO, un fossile vivente

Immagine di un rullino che apre il paragrafo sull'ISO

Infine l’ultimo elemento importante è l’ISO. Questa sigla fondamentale fino a qualche anno fa ora ha un’importanza relativa. In pratica si tratta di un’unità di misura utilizzata per indicare la sensibilità della pellicola alla luce. Più grande è l’ISO meno luce sarà necessaria per ottenere una foto nitida. Ora, capiamoci, l’indicazione di ISO riportata nelle fotocamere digitali indica la sensibilità del sensore calcolata tramite alcune formule matematiche. Una volta, invece, l’ISO era collegata direttamente alla pellicola e bastava cambiare quest’ultima per ottenere foto più o meno belle. Il risultato, alla fine, è quasi identico, sopratutto nelle fotocamere di fascia alta.

Comunque, non voglio dilungarmi troppo sulle diverse scale utilizzate per misurare l’ISO, Wikipedia Italia ha una pagina ben fatta a cui vi rimando. L’unica cosa che mi preme dirvi è questa: per un uso “standard” scegliete una fotocamera con 400 o 800 ISO. Di meno possono bastare per delle fotografie semplici ma se solo volete provare qualche scatto ben fatto allora vi troverete in difficoltà. Più di 800 ISO, invece, sono sfruttati solo in poche occasioni, di solito in ambienti molto bui. In questi casi conviene sfruttare un buon flash piuttosto che rischiare di ottenere un’immagine troppo granulosa. Ma di come l’ISO determini il “rumore” di una foto, o di cosa cambia tra digitale e pellicola parleremo un’altra volta.

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